L'IDEA PROGETTUALE E LE TEMATICHE COMPOSITIVE

Verona East E 33Creare una porta d'accesso alla città: è questa la sfida iniziale con cui sono nate le prime idee progettuali del complesso. Il concetto di porta d'ingresso alla città è sempre stato utilizzato, nel corso dei secoli, come simbolo di grandezza, di vanto e lustro, nonché come strumento di commercio, di difesa o di passaggio. Posta lungo una direttrice di traffico, intorno alla quale viene a crearsi un tessuto urbano, la porta è anche un nodo d'orientamento, rappresenta un punto cardinale, una direzione. Un edificio che, sulla base delle valenze antropologiche che nella storia si sono sempre attribuite a un accesso in città, potesse rappresentare, al si là di tutti gli aspetti funzionali, il simbolo di una zona.

ASPETTI FUNZIONALI E STRUTTURALI

Nella scelta della tipologia del materiale di rivestimento ci si à orientati su un particolare marmo portoghese grigio, caratteristico per gli effetti luminosi variabili, l'intensità e l'angolo di incidenza della luce. Anche per la realizzazione delle pareti vetrate si è operato in modo tale da elevare al massimo i parametri di comfort ambientale, utilizzando un sistema di elementi trasparenti a doppio involucro. Massima cura è stata riservata alla scelta delle finiture, selezionando materiali di primo ordine dalle elevati prestazioni. Dal punto di vista strutturale, l'edificio è costruito su una semplice maglia 9 x 9 metri, realizzando i solai mediante piastre isotrope prefabbricate. Successivamente ci si è orientati su una struttura a maglia ridotta (6x9 metri), utilizzando in modo generalizzato lastre prefabbricate tipo "Predalles" e alleggerendo cosi i costi di costruzione, già peraltro elevati. Il reticolo dei pilastri di sostegno è stato progettato in modo tale da rendere compatibili le necessità strutturali con l'organizzazione e la funzionalità dei diversi piani, in particolare per quanto concerne l'autorimessa. Con tale approccio si è lavorato anche per inserire nei punti più appropriati il sistema delle tramezzature.

L'EQUILIBRIO, LA FORMA, LO SPAZIO

Fondamentale, nella configurazione di un edificio armonico, è la concorrenza di molteplici fattori nella giusta contrapposizione, come l'equilibrio, la forma, lo spazio. Nel 1960 l'architetto Luis Kahn sosteneva: "Ogni spazio deve essere dalla sua struttura e dal carattere della sua luce naturale (). Uno spazio architettonico deve rilevare l'evidenza del suo processo creativo mediante lo spazio stesso. Non può essere uno spazio se è ricavato da uno spazio più grande, perché la scelta di una struttura è sinonimo della luce che traduce lo spazio in immagine. La luce artificiale è un limitato statico momento di luce: è la luce della notte e non potrà mai eguagliare le sfumature di tono create dall'ora del giorno e dai prodigi delle stagioni". La progettazione di ogni elemento nasce quindi da un modulo armonico multiplo di 3 e tutti gli spazi sono congegnati in tal senso, per garantire sempre le giuste proporzioni e creare un'armonia geometrico-volumetrica dello spazio tipica dell'architettura classica. Lo studio della forma assume quindi un aspetto fondamentale. Nella forma viene a identificarsi l'idea primaria dell'opera, un'idea fondante, essenziale e generatrice d'arte. Spazio e tempo che si fondono in una nuova geometria. Una geometria leggera, che nasce da giochi di luci, forme e superfici armonicamente congegnate, con lo scopo di creare effetti spaziali e movimentare plasticamente la costruzione. Il colore gioca un ruolo fondamentale nella composizione e diventa esso stesso architettura. Si è scelto il grigio. Spesso si identifica tale cromatismo come un'assenza di colore: in realtà il grigio rappresenta il passaggio, l'unione o l'infinito.

L'AGORA', LA PIAZZA

Dal punto di vista progettuale la difficoltà, o forse la sfida più stimolante, è stata quella di creare uno spazio che andasse e che potesse garantire un impatto positivo, in termini di volumi e proporzioni armoniche con l'ambiente circostante. A tale proposito si è utilizzato un altro elemento tipico dell'architettura, o meglio, dell'urbanistica delle città italiane: la piazza. L'intero edificio si sviluppa nell'ambito di una superficie interna aperta, una losanga con un effetto ottico unico che alleggerisce la costruzione e crea una prospettiva in grado di snellire i volumi e modellare le superfici.

GLI SPAZI INTERNI

All'interno della struttura, gli spazi si articolano secondo un modello che vuole rendere l'edificio, dalla vocazione strettamente direzionale, uno spazio anche a uso della collettività. Si ribadiscono cosi la funzione e la simbologia originarie dell'opera, il concetto di porta d'accesso intesa come punto di riferimento, di incontro e di interscambio culturale. Sulla piazza si affacciano quindi ristoranti, spazi di ristoro e servizi, in un ambiente formalmente "interno" che però, per le sue peculiarità, assume tutti i connotati delle antiche piazze mediterranee, considerate come luoghi di mercato, centri di eventi culturali e politici, fulcri della vita sociale delle città. La pavimentazione stessa, realizzata con lastre di marmo a scacchiera obliqua, sui toni del bianco e del grigio, riprende l'arredamento delle piazze rinascimentali italiane. Mentre la luce proveniente dall'alto accentua la sensazione di trovarsi in uno spazio esterno, in una cittadella che comunque rimane parte integrante del tessuto urbano. Al centro della piazza, in corrispondenza con l'accesso principale, si trova un'importante scalinate che conduce al ballatoio superiore. L'idea è quella di creare un secondo spazio aperto, separato dalla piazza, ma al tempo stesso parte integrante di questa, in cui ospitare eventi culturali di rilievo, quali mostre itineranti, esposizioni o altro